Cosa fare quando la casa non può essere allacciata alla fognatura? Scopriamo insieme le principali soluzioni che hai a disposizione

La tentazione di abbandonare il centro delle principali città italiane per trasferirsi in zone più rurali e isolate ha preso sempre più il sopravvento, specialmente a partire dall’epoca pandemica quando le persone, come descritto anche qui, hanno scoperto anche la possibilità di lavorare in smart working e hanno iniziato a sperimentare la necessità di avere uno spazio verde nella propria abitazione.

Magari anche tu hai intrapreso questa scelta e stai acquistando una casa in una zona molto isolata, dove in alcuni non è possibile il collegamento alla rete fognaria.

Quando ci si trova nella situazione di dover gestire lo smaltimento delle acque reflue di una casa che non può essere allacciata alla rete fognaria, è essenziale individuare soluzioni alternative per rispettare le normative vigenti e preservare l’ambiente circostante. In questa pagina della Gazzetta Ufficiale sono infatti presenti i casi in cui è obbligatorio allacciare l’abitazione alla rete fognaria, ma quando tali parametri non sono presenti è possibile sfruttare opzioni alternative.

Proprio per questa ragione nei prossimi paragrafi vedremo insieme quali sono i sistemi maggiormente diffusi, grazie anche al prezioso contributo dei tecnici di dorabaltea.com che ci hanno fornito dei riferimenti a riguardo.

Il degradassatore o la vasca condensa grassi

Prima di iniziare con la menzione delle soluzioni disponibili è necessario fare una piccola premessa: se non è presente un allaccio alla rete fognaria è fondamentale sfruttare un sistema alternativo e rivolgersi a degli esperti per la sua implementazione.

Come ci spiega dorabaltea.com nella pagina dove troverai le sanzioni previste per lo scarico delle acque reflue domestiche al di fuori della rete fognaria, non è possibile scaricarla direttamente a terra, ma bisogna sfruttare dei sistemi alternativi per riuscire a smaltire nel modo corretto le acque provenienti dagli scarichi delle nostre case.

Una buona soluzione per il trattamento delle acque reflue domestiche in assenza di allaccio alla fognatura pubblica è il degradassatore o vasca condensa grassi.

Questo dispositivo consente infatti di separare i grassi dalle acque reflue provenienti dalla cucina prima dello scarico nei sistemi di depurazione.

L’acqua oleosa viene convogliata nella vasca, dove grazie al processo di flottazione i grassi vengono separati dall’acqua e accumulati all’interno del contenitore.

Periodicamente sarà necessario provvedere allo svuotamento del degrassatore, affidandosi a personale specializzato che si occuperà di smaltire correttamente i residui grassi.

La frequenza dello svuotamento dipende dai consumi e dalle dimensioni dell’abitazione: per una casa indipendente monitorare il livello del degrassatore è sicuramente importante.

La fossa Imhoff

Un’altra opzione per chi si trova a dover gestire una situazione in cui l’allaccio alla fognatura non è possibile è l’utilizzo di una fossa Imhoff. Questo sistema, composto da due settori separati per la fermentazione anaerobica delle sostanze organiche e la sedimentazione dei fanghi, consente un pre-trattamento del refluo.

Le acque reflue vengono versate nella parte superiore della fossa, dove avviene la scissione delle molecole organiche contenute al suo interno. Successivamente gli scarti solubilizzati precipitano nei liquami nella parte inferiore del serbatoio, mentre il gas metano prodotto dalla fermentazione viene fuoriuscito attraverso apposite canne fumarie.

La fossa Imhoff presenta diversi vantaggi: ha costi di installazione relativamente bassi, un impatto ambientale limitato grazie alla produzione di gas metano e non necessita di energia elettrica per il suo funzionamento.

Affinché questo dispositivo funzioni in modo efficiente è importante programmare pulizie periodiche e verifiche tecniche. Inoltre, la fossa Imhoff richiede ulteriori trattamenti dopo la fase di fermentazione per rispettare le normative ambientali e sanitarie, quali l’impiego di filtri a sabbia o reti per trattamento ulteriore delle acque depurate.

La fossa biologica in PVC

Un’altra soluzione per risolvere il problema dell’allaccio alla fognatura è la fossa biologica in PVC. Questa tipologia di impianto utilizza un contenitore in policloruro di vinile (PVC), materiale plastico resistente e durevole, ma al contempo leggero e facilmente trasportabile.

Il funzionamento della fossa biologica in PVC sfrutta l’azione dei batteri presenti al suo interno, che degradano i rifiuti organici trasformandoli in scarti non inquinanti attraverso processi anaerobici. Una volta effettuato il trattamento biologico, le acque pulite vengono poi smaltite nel terreno mediante infiltrazione rapida o tramite pozzetti dispersivi, mentre i fanghi prodotti devono essere periodicamente rimossi da persone esperte.

La fossa biologica in PVC ha alcuni vantaggi, come la semplicità di installazione, il limitato impatto ambientale e la versatilità, essendo adatta a differenti situazioni residenziali.

Al contempo queste fosse possono richiedere una manutenzione più frequente rispetto ad altri sistemi, soprattutto in caso di malfunzionamenti o presenza di sostanze tossiche per i batteri, che potrebbero compromettere l’efficacia del trattamento biologico.

Il sistema di fitodepurazione

L’ultima soluzione proposta come alternativa all’allaccio alla fognatura è la fitodepurazione, un sistema innovativo ed ecologico che si avvale delle piante superiori appositamente scelte come organi di depurazione naturale.

Le acque reflue vengono convogliate in apposite vasche impermeabilizzate, dove le radici delle piante e i microorganismi presenti nel substrato lavorano insieme per assorbire, accumulare e degradare i contaminanti presenti nelle acque nere e grigie.

Il sistema di fitodepurazione offre anche qui molti vantaggi: non produce cattivi odori o rumori, ha bassa manutenzione, basse emissioni di gas serra e permette il riutilizzo delle acque purificate per irrigazione.

Nonostante ciò, questa tecnica può richiedere spazi più ampi rispetto alle altre soluzioni e tempi di messa a regime leggermente lunghi dovuti allo sviluppo delle piante.

Notiamo infine che il costo d’installazione iniziale tende ad essere maggiore, sebbene sia compensato dai benefici ambientali e dalla riduzione dei costi operativi.

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